ebook ed editoria digitale. scenari e riflessioni (3)

Terza parte di queste mie considerazioni su ebook ed editoria digitale, dopo che nella prima avevo introdotto il tema e nella seconda mi sono soffermato su alcuni aspetti della lettura digitale e le sue potenzialità-possibilità.
Ora vorrei parlare (anche) del panorama italiano. Prima di tutto, distinguerei nel panorama dell’editoria digitale tre fronti: la narrativa, la scolastica / saggistica (radunate soprattutto per comodità) e i periodici. Ogni fronte ha le sue prospettive, le sue potenzialità, i propri punti critici. Ma tutti e tre convergono secondo me su un aspetto: la forma del contenuto, ove per forma si intende sia il concetto di supporto sia quello di formato.
Affrontando subito questo argomento, grosso modo si conviene che siamo ancora in una prima fase, in cui gli editori osano fino a un certo punto e propongono la semplice versione digitale della pagina stampata, fornita in formato pdf. Il formato pdf, si sa, ha lo svantaggio che deve essere ingrandito se visualizzato su un device di dimensioni ridotte, perdendo però in definizione e nitidezza. L’altro formato possibile, epub, si adatta invece alla grandezza dello schermo  su cui viene visualizzato, ma in questo caso l’impaginazione precedentemente progettata dall’editore rischia di andarsene a ramengo. Eloquente a questo riguardo l’affermazione del poeta statunitense Billy Collins, secondo il quale l’ebook rovinerebbe la poesia, in quanto non rispetta più il sistema di strofe che è la sua struttura portante.
Pdf o epub, saremmo comunque ancora nella prima fase. La seconda fase (come abbiamo visto, però, in qualche modo già iniziata) vedrebbe l’inserimento di link e video all’interno dell’oggetto e-book. Qualcuno ha parlato di “snaturamento” del libro, che così diventerebbe qualcosa d’altro; già, ma forse non è proprio questo “qualcosa d’altro” che sarà (o potrebbe essere) il futuro dell’editoria e della lettura?
C’è anche chi dice: “i classici resteranno i classici”. Forse, e io personalmente me lo auguro. Ma sono altrettanto sicuro che ci sarà chi li “rileggerà” in senso digitale, inserendo link e video forse anche sui testi tragici greci (magari video interessantissimi, come eventualmente spezzoni di rappresentazioni teatrali storiche).
Una caratteristica infatti del libro digitale è infatti che si tratta di un sistema aperto e modificabile,  al contrario dell’attuale libro cartaceo, che è un’opera chiusa (a questo riguardo non mi stanco mai di rimandare all’ottimo articolo “Che fine faranno i libri?“).
Questa rivisitazione dei classici e in generale l’appeal (come si dice) maggiore che avrebbe la lettura potrebbero in qualche modo spingere più giovani a leggere?
Forse, ma l’affermazione secondo la quale l’emergere di una generazione di “nativi digitali” significherebbe automaticamente incremento della lettura digitale e quindi dell’uso dell’ebook, mi sembra poco convincente. Sarebbe come dire che tutti i “nativi cartacei” sono grandi lettori, mentre sappiamo tutti che non è così.
Inoltre, stando agli attuali dati, sono proprio i “nativi digitali” i grandi assenti dalle statistiche degli acquirenti degli e-reader e dei lettori di ebook, i quali invece sono in prevalenza 40enni benestanti e di cultura medio-alta, appassionati o almeno curiosi delle nuove tecnologie. Sicuramente la cosa ha una sua logica: i prezzi ancora piuttosto alti degli e-reader, la difficoltà nel reperire libri digitali in italiano, l’uso dell’ebook ottimale soprattutto per chi viaggia (magari per lavoro) e non può portarsi troppo peso sono tutte caratteristiche che giustificano un pubblico finora adulto.
Ma quando i nativi digitali si affacceranno nel mondo dell’ebook, cosa chiederanno? Un semplice pdf da “sfogliare” su un ereader o qualcosa di più? Un qualcosa a cui sono stati abituati dalla loro frequentazione in rete, fatta di social media e social network, e quindi di link di approfondimento, video, voglia e necessità di condividere, comunicare tra loro quanto visto (vedi l’interazione di cui si è parlato nella seconda parte)?
Inevitabilmente, quando si parla di giovani, si parla di scuola. E quindi, nel nostro caso, di editoria scolastica. La quale, secondo me, potrà avere un ruolo molto importante (forse perché ci lavoro e me lo auguro…): da una parte, infatti. potrebbe sperimentare le potenzialità del digitale inserendo animazioni e interattività all’interno dei libri, rendendoli più interessanti ed efficaci (vedi il caso di Emma Teitgen già esposto), dall’altra, rivolgendosi appunto ai giovani, può in qualche modo “educarli” all’uso intelligente del libro digitale. Per tutto questo, però, è necessaria la favorevole (quanto difficile) congiunzione astrale dell’istituzione lungimirante, dell’editoria coraggiosa, nonché del mondo della scuola ben disposto a questo tipo di cambiamento. Quindi, come non detto.
Altro aspetto in cui la scolastica potrebbe essere capofila è la parcellizazzione dei contenuti: cioè dare una unità didattica invece del libro intero, o un determinato capitolo, cosa che nella narrativa potrebbe diventare un capitolo di prova, un brano inedito per promuovere il futuro romanzo. Non dimentichiamo inoltre che l’educational ha già dalla sua una maggiore propensione alla multimedialità e l’e-learning è una frontiera molto interessante che sarà sempre più presente e determinante  anche per l’editoria specializzata e non. (a questo proposito si parla già di unire l’e-learning ai social media)
Inevitabile, a questo punto, parlare di tempi: quando tutto ciò avverrà, se avverrà? L’editoria digitale soppianterà quella tradizionale (Umberto Eco dice di no, e su molte cose sono d’accordo con lui)? Da parte mia, credo che la tendenza alla contrapposizione a tutti i costi sia se non sbagliata, comunque fuorviante. Dopo l’uscita dell’iPad si decretava già la morte di Kindle, che invece ha aumentato le vendite proprio in quel periodo, segno che i due possono convivere senza problemi. Così penso proprio accadrà per il cartaceo e digitale, per quanto riguarda i libri: per una fase, non so quanto lunga, non ci sarà una contrapposizione ma una convivenza, fisiologica perché dettata dalle diverse necessità ed esigenze e abitudini e tutto quello che si vuole.
Quello che è certo, però, è che l’editore deve essere ormai in grado di agire a 360 gradi, entrare nell’arena dell’ebook e capire bene le prospettive del digitale, appropriarsi del know how tecnologico che gli permetta di non affidarsi ad esterni, recuperando così e rinnovando il proprio ruolo di artigiano che privilegia la qualità del libro. Perché, nell’imperversare folle di proposte che vivremo (autori che si pubblicano da soli, editori digitali che nasceranno come funghi, pirateria libraria) forse saranno proprio la qualità e la serietà la chiave del successo.
Alla prossima puntata per il terzo fronte, quello più delicato, dei periodici.

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