book in progress, ovvero: il self-publishing nella didattica

Ieri un articolo sulla sezione barese di Repubblica ha attirato la mia attenzione: si parla di scuola e nuovi modi di integrare la didattica con le tecnologie, e soprattutto nuovi modi di concepire il libro di testo. La sperimentazione parte dall’Istituto Majorana di Brindisi, ma coinvolge molte altre scuole in tutta la penisola. Già nella mia intervista fatta qualche tempo fa a Dianora Bardi si intuiva che gli editori di scolastica non avranno vita facile in futuro, e l’articolo suddetto sull’Istituto Majorana di Brindisi conferma che è in atto una tendenza che viene definita rivoluzionaria: il self-publishing nell’ambito della didattica.Oltre alla lettura dell’articolo, che consiglio, è d’obbligo anche vedere da vicino il progetto di “Book in progress” promosso dai docenti brindisini e abbracciato, come accennavo prima, da molte altre scuole da Busto Arsizio a Latina.  Si tratta in pratica di creare un consorzio di insegnanti che si impegnano nel realizzare libri di testo autoprodotti e stampati all’interno della scuola, in un vero modello di print-on-demand. Il prezzo finale di 5 euro è una manna per tante famiglie alle prese con l’annuale salasso dei libri scolastici. 
Ma non basta: il progetto è molto di più e include l’uso delle nuove tecnologie in classi dove gli studenti sono dotati di netbook e la lezione viene fatta su Lavagna Interattiva Multimediale (la cosiddetta LIM) e integrata con video e tutoring online. 
Come funziona Book in progess ce lo spiega bene anche
questo video fatto proprio dalla scuola Majorana; da parte mia, ho trovato molto interessanti alcuni commenti nella pagina del sito Book in progress: si parla di “prodotto duttile, modificabile di anno in anno, adattabile alle esigenze della programmazione, continuamente oggetto di aggiornamento, affinamento e miglioramento da parte del docente, nonchè inserito in una banca dati a disposizione del Dipartimento e della scuola.”
Luciana Ventriglia, pedagogista clinica e componente direttivo nazionale AID, ha visto da vicino il metodo adottato al Majorana e scrive: 
“Ogni studente è provvisto di un netbook nel quale vengono inserite tutte le lezioni, gli studenti possono contattare online un docente, che viene messo a disposizione nelle ore pomeridiane per aiutarli a risolvere i dubbi che incontrano nello studio.
Ogni studente può inoltre consultare il proprio libro sia  in cartaceo che in digitale nel proprio netbook. Quest’ultimo  dà loro la possibilità comunque di “mettere le mani sul testo”, che può essere “trattato” come il testo cartaceo, perché una penna digitale  permette di fare sottolineature, appunti, cerchiature. I docenti fanno lezione con il
supporto della LIM e, attraverso la tecnologia blueetooth, trasferiscono i contenuti delle lezioni direttamente sui netbook degli alunni. Gli stessi materiali sono disponibili e scaricabili su un portale online.”
Per chi fosse interessato, ci sarebbe anche questo video di Superquark in cui si parla dell’esperienza al “Majorana”, una puntata di Piero Angela in onda il 17 agosto e quindi probabilmente ignorata dai più.

Ora, non so se questa sarà una delle forme che assumerà la scuola del futuro (o sarebbe meglio auspicare: del presente), ma da parte mia ho due considerazioni da fare:
– La prima è che, più che una “rivoluzione” (parola che ricorre spesso anche in questo
servizio
del Tg Lombardia che si occupa della scuola di Busto Arsizio “gemellata” con il Majorana), sembra piuttosto lo sbocco naturale che stanno avendo le nuove tecnologie e il web 2.0 applicati alla realtà scolastica: conoscenza condivisa, copyleft, orizzontalità nella creazione e nella veicolazione di contenuti. Insomma, scricchiola anche qui il monopolio degli editori? Siamo naturalmente ancora agli inizi, ma da quel che sembra, i docenti più svegli si stanno dando da fare per creare un nuovo modello didattico e pedagogico che non si sorregge più sul libro di testo cartaceo tradizionalmente inteso. 
– Dal punto di vista del docente, può essere una rivoluzione nel senso che finalmente troverebbe così una nuova motivazione, da una parte creando un ambiente di apprendimento coinvolgente per sé e per i ragazzi, dall’altra trovando l’opportunità di farsi lui stesso creatore di contenuti in modo nuovo, condiviso con i colleghi, dove la ricchezza sta proprio nel potersi confrontare e arricchire a vicenda.
Ma forse la vera rivoluzione sta nel fatto di fornire ai ragazzi un contenuto didattico flessibile e adattabile alle loro esigenze e al  contesto in cui ci si trova, un contenuto che possono a loro volta integrare, arricchire e personalizzare attraverso la ricerca attiva. Che sarebbe poi il vero senso dell’educazione.