la lettura digitale e il web: parlano i booksblogger

Credo sia giunta l’ora di parlare più approfonditamente del libro che vedete qui a destra e a cui il sottoscritto ha avuto l’onore di contribuire con un intervento.
La lettura digitale e il web non è un semplice libro; penso sia piuttosto un progetto e un esperimento insieme. Un progetto perché è un qualcosa che non finisce con la pubblicazione e non prosegue con la semplice promozione, ma intende essere più il punto di partenza per un discorso che è appena iniziato e non può fare a meno di essere dinamico, dialettico, proteso all’esterno e non autoreferenziale. Non a caso dal libro è nato un sito, una pagina Facebook e un gruppo su Linkedin.
E’ un esperimento in quanto penso sia unico nel suo genere, ovvero una pubblicazione nata “dal basso“, opera di non esperti ma assidui frequentatori del mondo editoriale (e autori di blog dedicati ai libri), opera che, dopo la presentazione in occasione di Librinnovando nel novembre scorso, ha attirato l’attenzione ma anche il rispetto degli addetti ai lavori, editori, operatori del settore e bibliotecari.
Mirabile dimostrazione delle potenzialità del web 2.0 sotto ogni punto di vista: ambiente di creazione e condivisione di contenuti e aggregatore di persone unite dalla stessa passione, capace di condurle ad un progetto comune a colpi di tweets, mail e, non ultimo lo spazio comune per eccellenza, il documento su cloud dove ognuno porta il suo contributo e si scambiano idee, pareri, opinioni e dubbi.

Per questo penso sia ulteriormente importante questa operazione, scaturita si in un libro, ma che, come appena dimostrato, è qualcosa di più articolato e particolare.

I contenuti
Ma di cosa si parla in La lettura digitale e il web?
Si tratta di nove contributi e una prestigiosa prefazione di Luca Conti, altrimenti noto come @Pandemia (www.pandemia.info).
Nel primo intervento, eFFe di Finzioni (che è anche curatore del libro) fa una rapida ma efficace disamina delle nuove frontiere della lettura digitale, che è interattiva, orizzontale, sociale e ubiqua.
Il secondo contributo è l’esito di un interessante questionario elaborato da Marta Manfioletti e sottoposto ai lettori della Rete; i risultati rivelano le caratteristiche di questo primate chiamato lettore digitale, che in mondo ancora in fieri rivela comunque atteggiamenti ed esigenze ben chiare.
Segue poi il mio contributo, una sorta di sintesi della (falsa) vexata quaestio digitale vs. cartaceo in cui affermo (una volta di più) la necessità di far convivere i due formati e le coniugazioni possibili di questa convivenza nel campo della narrativa, della saggistica e della scolastica.
La prima parte del libro viene suggellata dall’interessante intervento della triade tutta al femminile di CriticaLetteraria.org, in cui si disvela il mondo della recensione letteraria e si evidenzia come il digitale sposti l’asse portante dal critico di mestiere al lettore e alla condivisione (e diffusione) in rete dei nostri pareri letterari, i quali rendono il libro più visibile e reperibile.

La seconda parte del libro si apre con l’intervento di Marco Giacomello (anima e mente del progetto-libro) che espone le problematiche legate al diritto d’autore trasposto nel digitale e in generale a tutta la contrattualistica editoriale, che deve assolutamente sganciarsi dagli attuali modelli (attuali si fa per dire, visto che la legge sul diritto d’autore risale al 1941) per adeguarsi a nuovi paradigmi e a nuove problematiche.
Con l’intervento di Noemi Cuffia (su twitter @tazzinadi) la parola va finalmente a chi i libri li scrive, ovvero gli scrittori i quali, dice giustamente Noemi, sono loro stessi assidui lettori e in questo duplice ruolo li ha interpellati su ebook e lettura digitale.
Molto interessante anche il contributo di Gabriele Alese di Edizioni E/O, il quale parla dell’esperienza della sua casa editrice nel mondo dei social media ed evidenzia soprattutto le buone norme per un editore che vuole essere “social” nel vero senso del termine.
Prosegue idealmente il filo del discorso Marta Traverso, che ha interpellato proprio alcuni editori e addetti ai lavori su perché e come un editore dovrebbe usare Anobii e/o Goodreads e sugli eventuali risvolti della scelta di esserci o meno.
Infine, conclude il libro l’attenta analisi di Arturo Robertazzi che ha studiato nei dettagli la presenza (e il peso) su Twitter di 15 case editrici, traendone dati molto interessanti e degni di attenzione.

Da questo scarno sunto spero di aver reso abbastanza l’idea del libro e del progetto che gli sta dietro. Direi che per ora i riscontri sono più che positivi e, da quando è disponibile sul Kindle Store Italia, è addirittura stato tra i più venduti e comunque resta ancora tra i primi 100 della classifica dei bestseller, cosa niente affatto ovvia per un testo del genere.

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Buona lettura!