il Kindle Store in Italia: cosa cambia?

La notizia ormai non è più tale, perché è già realtà: il Kindle è approdato in Italia (rimando, per la notizia, a uno dei tanti giornali che l’hanno riportata, il Corriere) e qui potete avere anche informazioni dirette sul Kindle 4 (che, detto per iniciso, personalmente non cambierei mai con il mio Kindle 3 “keyboard”)

Ma cosa cambia con l’entrata in scena del Kindle Store Italia?
Faccio qualche considerazione:

- il formato .mobi, l’unico ostacolo che rimaneva per chi era intenzionato ad acquistare il Kindle, viene superato e, soprattutto, potrà avere la funzione di “faro” nel caos di formati e device in cui l’inesperto navigava a vista o rinunciava del tutto a farlo: con Amazon ora il potenziale lettore digitale ha tutto: uno store che già probabilmente conosceva, un device semplice ed economico, un ampio catalogo con i titoli di grandi editori italiani facili da trovare e scaricabili subito nell’ereader con un clic (e, cosa non certo da sottovalutare, a prezzo inferiore del cartaceo). In pratica: reperibilità, economia e immediatezza d’acquisto. Il massimo.

- Come anche evidenziato dalla mia “collega” nonché coautrice del libro dei booksblogger di Librinnovando Marta Manfioletti, il Kindle era il primo device tra i possessori di ereader in Italia già prima dell’arrivo del Kindle Store. Possiamo immaginare dopo.

- Entrano in .mobi editori importanti, si attiva l’ecosistema Kindle anche in Italia: fine per i device nostrani, troppo cari e qualitativamente inferiori, anche se possono leggere il formato più “universale”, l’epub (ovvero: quando il formato non fa la fortuna, se non sostenuto da una degna strategia veramente rivolta al lettore)

- Epublishing: più Kindle si diffonderà, più gli autori sposteranno la loro attenzione dagli editori a pagamento cartacei e da Lulu verso Amazon. Perché? Più visibilità, fascino (e potere) del brand. Chissà se questo porterà a sua volta ad una ulteriore adozione virale del Kindle.

In sostanza, vedo nuove opportunità per i grandi editori , se sapranno gestire bene la loro presenza su Amazon (leggi: puntate anche sulle backlist), e alla lunga crisi per gli editori a pagamento (finalmente).
Inoltre, auspico un’area sempre più cresente di sperimentazione narrativa là dove probabilmente Amazon editore (così come del resto tutti coloro che offrono servizio di self publishing) potrebbe con il tempo avere in parte il ruolo che hanno ora quei piccoli editori che pubblicano (non a pagamento)  nuovi autori e a cui spesso poi attingono i marchi editoriali più blasonati.

Certo l’autore self digitale deve sobbarcarsi molto lavoro per la promozione del suo libro e dovrà essere minimamente consapevole dei social network e delle loro dinamiche. Credo che inizialmente questo creerà una sorta di “selezione digitale” degli autori che meglio sapranno maneggiare meglio questi  strumenti 2.0. Nondimeno dovranno avere anche scritto cose di una certa qualità, altrimenti il passaparola della Rete non perdona.

Per il resto, chi vivrà vedrà, ma sicuramente siamo a una svolta. Il Kindle è stato il fattore di accelerazione del mercato digitale americano, che certo è molto diverso dal nostro. Ma ne vedremo delle belle, c’è da scommetterci.

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