digital lending: a librinnovando si è parlato anche di questo.

L’impatto del libro digitale nelle biblioteche è un argomento che mi interessa molto, ma non essendo abbastanza competente ho sempre evitato di parlarne in prima persona, preferendo riportare parole e pareri altrui (come per esempio questo recente articolo sul Sole 24 Ore “Che cosa non è una biblkioteca“). Ho trovato però un’ottima sintesi di quanto si è detto in proposito venerdì scorso a Librinnovando e, con il permesso dell’autore (Matteo Sala, ex bibliotecario), riporto la sua cronaca della sessione.

L’approccio degli editori al digitale: 

Per Renato Salvetti (Edigita) oggi l’editore è ancora privo di strumenti adeguati e si approccia al mercato digitale usando le stesse categorie (giuridiche, commerciali,…) del mercato tradizionale cartaceo.
Gli editori sono affascinati e spaventati dal DL, soprattutto perché non vogliono creare un modello di business digitale che possa mettere a rischio quello fisico attuale, che poggia sul libro cartaceo e sulla filiera (a partire dalle librerie): è per questo che gli editori meno presenti nel “mercato fisico” sono quelli più disposti ad investire nel digitale, perchè minori sono i rischi. Inoltre un errore sul mercato digitale ha una risonanza molto maggiore ed è più difficile da correggere.
Le soluzioni adottate (Adobe DRM a tempo o Pay per Use) per ovviare alle sfide del Digital lending creano problemi agli utenti e alle biblioteche.
Comunque oggi siamo davanti ad una grande rivoluzione della quale non si vedono econoscono gli orizzzonti. Gli scenari cambiano rapidamente ma al momento il Lending viene visto dagli editori non in ottica consumer, tanto che uno dei vincoli posti dalla settantina di editori riuniti in Edigita prevede la possibilità di stringere accordi solo con operatori istituzionali, senza fine di lucro.
La DIGITALIZZAZIONE porta alla DISINTERMEDIAZIONE che dà più potere a chi produce HW piuttosto che i CONTENUTI. Non a caso Amazon ha circa il 70-80% del mercato USA.
E questa tendenza a sistemi monopolistici (Apple, Amazon) aggiunge al rischio economico (la creazione di un modello business che minaccia la sopravvivenza di autori ed editori) un rischio alla libera circolazione del pensiero, tramite forme di censura e boicottaggio (gli editori USA, che vendono il 30% dei periodici presso Wall Mart, richiedono al colosso della distribuzione di approvare le copertine per garantire che siano esposte sui suoi scaffali).

Francesco Rigoli (Simplicissimus) ha presentato la piattaforma Stealth che offre il pionieristico (in Italia) servizio di Digital Lending (a pagamento) per il mercato consumer (0,99 euro per 2 gg e 1,49 euro per 7 giorni). Il NOLEGGIO pare quindi essere un a forma accettata dagli editori per aprirsi anche al mercato consumer.
Ribadita inoltre la posizione di Simplicissimus sul DRM Adobe: inutile e dannoso all’atto dell’acquisto, utile e necessario all’atto del noleggio perchè permette comunque al lettore di assaggiare il libro e valutare l’acquisto garantendo al contempo all’editore un introito.
Spesso tra l’altro il vero DRM è il prezzo dell’ebook: minore il prezzo, più bassa la tentazione di andare a cercare una copia piratata.
L’attenzione si è poi spostata al mercato istituzionale, osservando come la forma tradizionale di prestito riprodotta in digitale ha poco senso, quindi sarebbe opportuno il superamento del format one copy one user per puntare al “pay per use”: in tal modo la biblioteca può mettere a disposizione un’ampia collezione e pagare solo per l’effettivo numero di copie prese in prestito. Non manca ovviamente un rovescio della medaglia: da un lato le resistenze degli editori che vogliono essere pagati subito, dall’altra le difficoltà amministrative delle biblioteche (impegni di spesa, approvazione bilancio, …) e il fatto che concretamente la biblioteca non possiede nulla (se non qualcosa che definirei “diritto di uso”.)

Qualche spunto anche dall’intervento di Nicola Cavalli (il padrone di casa cui va un sentito ringraziamento per l’intensa e fruttuosa giornata oltre che per l’ottima organizzazione) in rappresentanza di Ledizioni. Centrale il concetto di intermediario tra editori e bibliotechenell’era digitale: offrire un valore aggiunto che vada oltre il semplice passaggio di files, aiutando gli editori ad elaborare nuovi modelli, considerando che fatta la copia digitale l’editore può dare in fruizione una copia o un numero indefinito di copie. Cavalli ha annunciato di stare lavorando per superare il DRM Adobe. Aspettiamo fiduciosi!

La parola è poi passata a Virginia Gentilini, bibliotecaria presso la Biblioteca Sala Borsa di Bologna oltre che blogger su nonbibliofili.wordpress.com, che ha presnetato anche qualche numero sulla realtà oltreoceano.
Segnalerei che negli USA il tasso di biblioteche che prestano e-book è passato dal 72% nel 2010 all’82% 2011 (in quelle universitarie dal 94% al 95%). Solo il 15% delle bibliotechepubbliche presta devices contro il 12% delle universitarie.
(Mi pare che questo confermi come il prestito di e-reader sia destinata forse a sdoganare la novità e-book ma non può trovare poi sviluppi “sostenibili” al crescere di domanda e offerta.)
Inoltre il 76% delle biblioteche ritiene che gli e-book abbiano portato nuovi utenti allebiblioteche. Di contro la situazione italiana dove solo l’11% dei cittadini usa bibliotechecontro una media UE del 35%.
Sottoscrivo la riflessione finale: la biblioteca può avere un ruolo nella diffusione della cultura digitale, ma questo implica che i bibliotecari sviluppino nuove competenze.

A coordinare l’incontro Giulio Blasi (MediaLibraryOnLine). Due dati sul servizio di e-book download fornito dalla piattaforma in accordo con Edigita: il 99% dei download vengono effettuati dagli utenti da casa; oltre alla licenza a tempo per l’utente (Il libro scade dopo 14 giorni) , anche le biblioteche devono riacquistare l’e-book dopo un certo numero di download (Sarebbe interessante capire su quale base è stata fissata tale soglia, indici di circolazione o altro?).
Infine, MLOL ha stretto un accordo con Library Ideas, che con il progetto Freading che offrirà alle biblioteche 13.000 titoli in lingua inglese (ma sono esclusi i grandi editori) con la formula del “pay for use”.

Matteo Sala

Concludo con un’annotazione credo utile: nel dibattito sorto in seguito a questo report, comparso sul Google Group dedicato a ebook e biblioteche, alla domanda su quale modello segua MLOL Giulio Blasi sottolinea, per evitare ogni equivoco:

MLOL non segue alcun modello. MLOL è un aggregatore “tecnologicamente agnostico”.
Aggregatore significa che noi integriamo sulla nostra piattaforma contenuti, tecnologie emodelli di business forniti da un certo operatore indipendente da noi.
Se non distinguiamo queste due cose facciamo un po’ fatica.

Piattaforme, editori, aggregatori, distributori sono soggetti diversi della filiera con ruoli diversi: se ne discutiamo sempre come fossero un blob non capiamo bene i meccanismi del digital lending ed è un peccato.

Attualmente gli operatori principali che integriamo su MLOL sono:

a) Casalini Libri (2.500 Ebook in sottoscrizione, streaming)
b) Read-me Libri (circa 1.200 Ebook in sottoscrizione, streaming)
c) Edigita (3.600 ebook, numero in crescita costante, in download con DRM a tempo modello one copy/one user)
d) Freading (ca. 30.000 ebooks in noleggio puro, pay per view senza esigenza di acquistare la copia e senza limiti di download per titolo)
Nelle prossime settimane presenteremo i nuovi accordi sui quali abbiamo lavorato per lebiblioteche. E conterranno novità radicali rispetto a questi modelli già consolidati.