brevissima et lagrimosissima cronistoria di ebook e eReader. Ovvero, l’editoria digitale for dumbies (tra cui io)

Tra il 1998 e il 1999 un gruppo di lavoro denominato OeBF (Open eBook Forum), costituito da case produttrici di software, hardware, editori di massimo livello ed enti pubblici come la Library of Congress, si propone di sviluppare uno standard per il formato dei libri elettronici. Nel 2000 al gruppo di uniscono altri soggetti che prima si erano riuniti in un gruppo analogo e in qualche modo rivale (EBX). Gli sforzi congiunti portando all’individuazione di un formato standard che verrà chiamato OEB (Open eBook Publication Structure).  Poi agli inizi del nuovo millennio, la crisi del settore e l’immaturità di tutto il sistema che ruotava intorno all’ebook fece cadere la cosa e ci fu in pratica una balcanizzazione dei formati, arginata solo parzialmente nel 2007  dall’adozione dello standard ePub, in pratica il vecchio OEB rispolverato e rinominato in base al cambiamento di nome anche del gruppo di lavoro, che da OeBF è poi diventato IPDF (International Digital Publishing Forum).

Ma ormai il vaso di Pandora era stato scoperchiato, e  per peggiorare ulteriormente la situazione sono stati creati i formati proprietari (così fa anche Sony, tra i tanti); in pratica, come dice Gino Roncaglia (al cui preziossissimo libro “La quarta rivoluzione” ho attinto le informazioni e i dati finora forniti) si è adottata la politica del “falegname impazzito“, che ti fa lo scaffale e pretende che tu legga i libri che dice lui e comprandoli dal suo negozio. Non solo, ma anche leggendoli sull’eReader da loro nel frattempo realizzato, pena l’impossibilità di leggere in altro modo. Riassumendo: molti formati, molti eReader, poca flessibilità. Il tutto, si badi, in un mercato che ancora non esisteva – e, date le premesse, non capisco come pretendessero che nascesse.

Poi è subentrata Amazon e, come tutti i giganti, si è mossa come l’elefante nel negozio di cristalleria: adotta un formato (il .mobi) pochissimo adottato e soprattutto lo chiude, permettendo cioè di leggere solo i libri venduti nel suo bookstore per di più utilizzando il suo eReader realizzato ad hoc, il famigerato Kindle.

Mossa suicida come era stato finora per gli altri che si erano cimentati nell’agone? No, perché Amazon ha la libreria digitale più fornita del mondo e su questo punto di forza si basa per cercare di imporsi nel mercato, cosa che in qualche modo gli riesce, se non fosse che Sony magicamente (si fa per dire) rinsavisce e apre i suoi e-readers al principale formato aperto, l’ePub, permettendo ai lettori di acquistare ebook da diversi fornitori.


Ora l’ePub è il formato leggibile in pratica da quasi tutti i eReader, escluso (indovinate chi?) il Kindle. Però, con un po’ di pazienza, se l’ePub non è chiuso (cioè sigillato da quella geniale trovata che è il DRM), con Calibre è possibile convertirlo in .mobi e in altri formati usati dai diversi device.

Problema risolto? No, perché appunto il problema ora sta proprio nel DRM (di cui ho parlato già altrove), in pratica un lucchetto elettronico che non ci permette di leggere il file e-book se non con quel particolare software. In Italia è stato scelto – altra genialata – l’Adobe Digital Editions, un programma odiato da quasi tutti  che non gira se non in determinati apparecchi e soprattutto non permette che il file venga spostato per più di un tot di volte da un device all’altro, così se io compro un ebook, ma poi mi si rompe il device su cui l’ho inserito, devo stare bene attento a che apparecchio comprare dopo e comunque rischio di non poter leggere di più quell’e-book .

Finita la brevissima et lagrimosissima cronistoria di ebook, eReader e formati, poche considerazioni finali:

- io non sono di principio contro il proliferare di eReaders, solo penso che la loro proliferazione sia stata prematura e soprattutto non abbia considerato il punto di vista del lettore, ma solo del produttore-venditore. In un interessante dibattito su Friendfeed relativo a questo post, mi è stato ribattuto che sarebbe come non voler accettare la presenza di diverse marche di computer o browser per navigare nel web. Non penso che l’analogia sia perfettamente calzante. Voglio dire, veniamo da 500 e più anni di libro come concetto unitario e d’improvviso ecco un’invenzione che ne fa un concetto duale e scisso tra contenitore e contenuto. A sua volta, il contenuto si scinde in vari formati e il contenitore in vari apparecchi. Il tutto senza ordine né coerenza (se non quella di tirare l’acqua al proprio mulino), offerto sul piatto del mercato ad un potenziale cliente che nel 98% dei casi è completamente digiuno in materia e anche se ci vorrebbe capire qualcosa, più si addentra nell’argomento e più si confonde.  Mettiamoci per una volta nei panni di questo lettore, che poi è il nostro punto di riferimento, se vogliamo vendere i nostri libri digitali. Crediamo di venire incontro alle sue esigenze, ma le sue esigenze sono all’estremo opposto di quanto gli diamo, in tutti i sensi.

Ora, fermo restando che gran parte della responsabilità va comunque ai DRM, quello che mi chiedo, semplicemente, è:  non sarebbe stato meglio invertire il corso delle cose? Mettere su prima un mercato semplice e un utente consapevole e poi offrirgli varie scelte, vuoi per quanto riguarda il formato degli ebook o vuoi in device? Credo sia una domanda legittima e piuttosto ragionevole (quanto tardiva, visto come ormai sono andate le cose).

P.S. Non ho voluto parlare del prezzo dell’ebook perché ciò che si sta dicendo in giro (vedi anche i link indicati nel post e proprio ultimo arrivato, questo) penso sia in buona parte  condivisibile . Fosse per me, fisserei un tetto di 5 euro per tutti gli ebook e il mercato sarebbe ottimo e abbondante per tutti.

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2 thoughts on “brevissima et lagrimosissima cronistoria di ebook e eReader. Ovvero, l’editoria digitale for dumbies (tra cui io)

  1. Chi ha paragonato il caos degli ebook con i computer non ha sbagliato al 100%. Però non deve parlare di browser e quant’altro piuttosto dovrebbe tornare ai primi anni del computer domestico. All’epoca esistevano macchine differenti e incompatibili tra loro. Alcune aziende avevano optato per processori Motorola, altre per gli Intel. Ciò creava già una incompatibilità di fondo difficile da varcare. Poi c’era l’incompatibiltà tra sistemi operativi. Alcuni computer avevano sistemi proprietari basati su interpreti BASIC, altri usavano il DOS, di IBM (se non ricordo male), e poi carpito da Microsoft e trasformato in MS-DOS. Altri ancora usavano sistemi grafici nati da Xerox, da cui poi è sorto il sistema operativo Macintosh. E infine c’erano macchine basate su UNIX.
    E’ stato il mercato a decidere quale standard avrebbe vinto… MS-DOS sbaragliò la concorrenza grazie alla sua economicità, ma poi tentò di raccogliere in sé anche i pregi dei suoi concorrenti realizzando una interfaccia grafica (Windows 1.0) e strumenti di elaborazione dati sempre più sofisticati. Oggi Microsoft domina tanto da indurre i concorrenti diretti a mantenere comunque una compatibilità di fondo con esso, per lo meno nella condivisione dei files.

    Stessa cosa accadde con l’home video. VHS, Betamax, Video2000 scatenarono una guerra sanguinaria tra formati incompatibili tra loro. Vinse VHS, peggiore in qualità, ma più economico. Betamax rimase in ambito professionale. Video2000 è scomparso.

    Tutto ciò è quanto sta accadendo ora con gli ebook e gli ebook reader. Ogni azienda propone il proprio standard. Ogni editore fa le proprie scelte tecnologiche. Il mercato deciderà quale sarà la vincente. Non necessariamente sarà la migliore, sarà semplicemente quella che farà contenta più parti contemporaneamente.

    Non c’è nulla di strano e ogni tipo di tecnologia ha seguito questo principio evolutivo (potrei citare anche i cellulari…).

    Il problema nasce piuttosto dall’abitudine del lettore ad avere un formato unico (il libro) e universale. Ha difficoltà a confrontarsi con la diversità di formati disponibili e, soprattutto, molti editori fanno del loro meglio nel peggiorare la situazione imponendo delle incompatibilità assurde e i DRM (che mi fanno tornare a mente alcune protezioni sui CD audio che erano talmente estreme da renderne impossibile la lettura da parte di stereo un po’ vecchiotti), che ovviamente sono una rogna per gli acquirenti e un ostacolo aggirabilissimo e ininfluente per i pirati informatici.

    Quanto al prezzo di un ebook, esso non dipende dai costi necessari a produrlo. Dipende dal mercato e da quanto i lettori sono disposti a pagare per averne uno. Per cui sarà il mercato stesso a decretare quel prezzo, costringendo gli editori a calare per poter vendere. Bisogna però stare attenti. Il prezzo dei libri tradizionali, oggi, è alle stelle. Forse la causa è dovuta al basso numero di lettori presenti nel nostro paese ma, un testo di narrativa come l’ultimo di Ken Follet, a 25 euro, è un’enormità… specie considerando che la sua versione inglese, importata e venduta nelle librerie internazionali, ha il medesimo costo.

    • gloutchov, grazie per la preziosa disamina che fai sull’evoluzione di altre innovazioni tecnologiche, ora ne so qualcosa di più anch’io. Quello che volevo sottolineare io è in pratica ciò che dici anche tu, cioè che forse per la prima volta ci troviamo di fronte ad un’innovazione che non solo interviene su qualcosa che già c’è, ma ne cambia le modalità d’uso e in generale ne modifica la percezione che ne abbiamo, generando inevitabilmente un confronto tra ciò che c’è ora e ciò che si vuole introdurre. Voglio dire, il cellulare è senza fili, ma pur sempre di telefono si tratta, il dvd è diverso dal vinile, ma si tratta sempre di un apparecchio di ascolto; qui abbiamo da una parte un libro con la sua storia e la sua identità-oggettualità e dall’altra un qualcosa che riprende l’idea di libro, ma la cambia profondamente, sotto certi aspetti. Ecco, forse in questo caso si sarebbe dovuti andare un po’ più con i piedi di piombo, proprio per non creare un ulteriore shock nellettore-utente potenziale e comunque utilizzatore finale del prodotto.
      Tutto qui. Anche sul prezzo sono d’accordissimo con te. Siamo nel pieno di una transizione che non penso sia esagerato chiamare epocale, per il settore editoriale, quindi tutto è ancora in fase di assestamento. Come tutti i momenti di grandi cambiamenti, ovviamente prevale la paura sulla curiosità, la cautela sull’intraprendenza. Ne vedremo delle belle :)

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